*Francy* Posted May 21, 2009 at 04:07 PM Posted May 21, 2009 at 04:07 PM Grazie mille per la comprensione!! A voi... PROLOGO, QUARTA E ULTIMA PARTE Mi rendo conto di essere eccessivamente esigente su dettagli spesso insignificanti, al punto, in alcuni momenti, di innervosirmi perfino. Bisogna sempre che tutto sia perfetto. Se scorgo da qualche parte qualcosa che non va, una macchia di umidità sul muro, una piega sbagliata delle tende, una candela che non resta ben dritta, non smetto di pensarci, mi alzo, asciugo la macchia, disfo la piega, raddrizzo la candela... Se attorno a me qualcuno non svolge bene il suo lavoro, gli chiedo di ricominciare o, se ne sono capace, gli passo dietro e cerco di fare meglio. Certi giorni cerco di sbarazzarmi di quello sguardo che vuole sempre correggere tutto. Ci riesco. Lentamente ma sicuramente. Non sarò mai negligente e non amerò mai il disordine, ma credo di poter arrivare ad essere più fredda, a veder cadere qualche foglia morta sul porticato o nella piscina senza precipitarmi a raccoglierla...In effetti, il rigore e la minuzia con cui ho praticato il mio mestiere di cantante per vent' anni, mi sono rimasti. Li ho concentrati su quello che mi preoccupa di più oggi, cioè prima di tutto la salute di René, ma anche quelle mille piccole cose della vita quotidiana - il mantenimento della casa a Jupiter che amo tanto, i soprammobili, i quadri, i mobili con cui l'ho riempita; o ancora quell'altra casa che stavamo facendo costruire in Québec per la quale volevo partecipare a tutte le decisioni , vedere i progetti, il cantiere, le decorazioni...Bisogna dire che sono maniaca. Lo sono sempre stata. Da bambina, se avevo la minima macchia o la minima piega sul mio vestito o sul mio pigiama domandavo immediatamente a mia madre o alle mie sorelle di cambiarmi. Amo l'ordine e la pulizia. Nella mia casa così come nei miei sentimenti, ho bisogno che tutto sia sempre impeccabile, chiaro e pulito. Ecco perché le nostre riconcialiazioni, mie e di René, durano sempre di più che i nostri litigi di innamorati. Quando litighiamo tengo il broncio un po', ma in seguito voglio che René mi descriva esattamente i suoi sentimenti. Voglio sapere se si è arrabbiato o se ci è rimasto male, a che punto e per quanto tempo. E non lascio tanto che la minima nuvola persista tra noi, quando c'è il minimo disordine, il minimo stridio nelle nostre emozioni. Agisco in questo modo con tutti quelli che amo e con cui lavoro, a cominciare da me stessa. Amo essere fiera di me. E faccio regolarmente il mio bilancio, il mio esame di coscienza, tutte cose che un tempo non mi interessavano veramente. Riguardarmi indietro non è mai stato il mio forte. Cerco di prendere la vita come viene. Ma non mi impedisco certo di fare dei progetti. Ci sono tante cose, senza dubbio semplici e banali per milioni di persone che non avevo praticamente mai conosciuto, tanto ero presa nel mondo dello show-business. Camminare in una strada animata, una dolce sera di primavera, con degli amici, avere un bagno di folla per di più nell'anonimato, cenare faccia a faccia a casa con l'uomo che amo, fare compere da sola nei grandi magazzini, avere una borsa riempita di oggetti personali, miei, una carta i credito, le chiavi, e anche non sapere che cosa sarà fatto domani, né quello che farò e sarò in tre settimane, in sei mesi. In primavera, ho comunque cominciato a preparare un lungo viaggio che volevo fare con René in Europa, in quelle città in cui siamo sempre passati troppo in fretta, che non abbiamo avuto il tempo di conoscere e amare. Voglio visitare i musei più belli, vedere i castelli più grandi. Con delle guide che mi accompagneranno alla scoperta dei tesori e delle ricchezze del mondo. Ho indicato itinerari ben precisi. Il dettaglio è la mia specialità. Pensavo, ad esempio, al vestito che avrei portato e che avrei fatto portare a René per passeggiare, una sera tiepida, a Venezia, mano nella mano, soli, senza guardie del corpo, senza fotografi, in incognito. Avremmo viaggiato lentamente, approfittando l'uno dell'altro, approfittando della vita, senza esigere niente da lei, felici e soddisfatti di quello che avrebbe avuto da offrirci...E, una volta ancora, è stata con noi di una generosità straordinaria. Un avvenimento grandissimo si è verificato, che potrebbe benissimo essere il più felice di tutta la nostra vita. In maggio, come previsto, ho incontrato a New York il dottor Zev Rosenwaks, un grande specialista della fecondazione assistita. Mi ha proposto un metodo di fecondazione estremamente nuovo. Si trattava di isolare uno spermatozoo, poi iniettarlo nell' ovulo con l'aiuto di un micro ago. Si sarebbe poi riposto l'embrione nell'utero.Di spermatozoi, ne avevamo qualche milione ben congelati in un laboratorio in Florida. Si trattava dunque, in un primo tempo, di prelevare da me il maggio numero di ovuli possibile. "Questo metodo richiede non poca pazienza e sangue freddo..." mi ha detto il medico, che si apprestava, credo, a farmi un lungo discorso sulle difficoltà che stavo per affrontare. Gli ho rapidamente tolto la parola per dirgli di non preoccuparsi. "Mia madre aveva già tredici figli prima di restare incinta di me. E la conosco abbastanza da sapere che non le sono mai mancati né pazienza né sangue freddo."Non pretendo di essere più brava di un'altra donna. Ma ero in piena forma, avevo tutto il mio tempo; e, soprattutto, potevo tentare questa esperienza nelle condizioni ideali. Ero ben accompagnata. Materialmente, fisicamente, sentimentalmente, non mi mancava niente. "Bisogna che tu sappia che il successo non è mai assicurato" ha aggiunto il medico "Il tasso di riuscita della fecondazione in vitro non è mai più del venticinque per cento.""Per quanto ne so, dottore, neanche il buon vecchio metodo naturale è mai sicuro al cento per cento""D'accordo, ma quello che ti propongo io è infinitamene meno piacevole."E direi!Dovevo innanzitutto preparare il mio corpo iniettandomi un farmaco anti estrogeni che permetteva di regolarizzare e controllare l'ovulazione. Alla metà di maggio, sono partita per New York, dove ho cominciato a ricevere per iniezione, delle dosi massicce di ormoni che dovevano produrre una super ovulazione. Quasi ogni giorno, affinché i medici potessero dosare i medicinali, dovevo passare test sanguigni e sottopormi ad ecografie. A causa di quegli ormoni, avevo la pancia gonfia come un piccolo pallone. Non era molto comodo, ma ci faceva ridere e sognare, a me e a René. E reagivo bene, niente stordimenti, niente vampate di calore, come invece hanno molte donne sotto questo trattamento. Quando i miei ovuli sono arrivati a maturità, li hanno prelevati e posti in una provetta, poi li hanno messi in contatto con gli spermatozoi. Era il 25 maggio. Tre giorni più tardi, dopo essere stati fecondati, tre "piccole uova", come diceva René, erano di ritorno dentro di me. Tecnicamente, avrei dunque potuto avere due o tre gemelli. Ma tutto questo era ancora molto problematico. Per più di due mesi, fino alla metà di luglio, mi sono iniettata tutti i giorni una dose di progesterone per assicurare un mantenimento della gravidanza. Tutte queste operazioni non avevano niente di poetico. Era molto tecnico, molto freddo. Niente a che vedere con un atto così bello quale la fecondazione naturale. Ma René era costantemente al mio fianco, curioso, attento, tenero. Abbiamo seguito insieme ogni tappa dell' ovulazione, della fecondazione. Era diventato il nostro progetto più caro. Ne parlavamo senza sosta, tra noi e con i nostri amici. Molto pubblicamente anche. Non abbiamo mai nascosto di avere problemi di fertilità. Non volevamo tenere segrete le esperienze che affrontavamo. Né i risultati, qualunque essi fossero.Ho dovuto restare stesa per più giorni, perché gli ovuli potessero assestarsi. Ero ben intenzionata a obbedire strettamente e minuziosamente a tutti gli ordini che i medici mi avrebbero dato. D'altra parte avevo detto loro: "Voglio fare al meglio. Anche se è difficile, anche se è doloroso. Se volete, posso anche non muovermi per nove mesi."Non mi avevano domandato tanto. Mi avevano tuttavia avvertito che dovevo essere molto prudente, almeno per i primi mesi. La mattina dell' 8 giugno, il dottor Ronald Ackerman e passato da noi, a Jupiter. Mi rendeva visita molto regolarmente da più di un mese. Ma, quel giorno là, non lo aspettavo. Era venuto il giorno prima, mi veva ascoltata, mi aveva misurato la pressione, il battito cardiaco, mi aveva fatto un prelievo del sangue. Era partito dicendo che si sarebbe saputo in due o tre giorni se ero incinta. Era appena arrivato quando Alain, il marito di mia sorella Linda, mi ha informata che il dottor Rosenwaks era al telefono. Anche lui mi chiamava quasi tutti i giorni. Ma quella mattina, stranamente, non si era informato del mio stato di salute. Non ha neppure chiesto di parlare con il dottor Ackerman, come invece faceva quasi sempre. Mi ha semplicemente chiesto che cosa stessi facendo. "Pronto?""Pronto? Che cosa fai?""Faccio colazione.""Con cosa?""Toast, paté, the.""E René?""E' nel suo ufficio, credo.""E tu?""In cucina, con il dottor Ackerman.""Bisognerebbe andare a chiamare René.""Può parlarle da lì."Sapevo che doveva venire in Florida e ho pensato che volesse organizzare con René una partita di golf, o qualcosa di simile. Ma ha esitato qualche secondo, poi ha aggiunto: "Voglio parlare a tutti e due. Voglio che siate insieme, nella stessa stanza."Ho chiamato René con l'interfono. Ho avuto tutta la difficoltà del mondo a non lasciar intendere niente dalla mia voce. Avevo capito cosa stava succedendo. Sapevo, ero sicura che il dottor Rosenwaks stava per annunciarci una grande notizia. E il dottor Ackerman sapeva che sapevo. Lo vedevo girare in tondo per la cucina, avendo cura di non tradirsi. Ma aveva voglia di ridere, era evidente. Quando René ci ha raggiunti in cucina, facevo sembrare di essere calma e distratta. Lui non sospettava niente. Non sapeva nemmeno chi fosse al telefono. Su domanda del dottor Ackerman, Linda aveva messo il telefono in viva voce. Avevamo sentito la voce del dottor Rosenwaks:"Sei lì René?""Sì!""Sei lì Ronald?""Ok, go!"E insieme Zev e Ronald esclamarono:"Congratulazioni, innamorati!"Ho visto immediatamente gli occhi del mio amore offuscarsi. Si è avvicinato a me e mi ha presa tra le sue braccia."Sei incinta, Céline!" ripetevano a turno Zev e Ronald. "Bravi a tutti e due!""Bravi a voi due!" ha detto René.Così, questo sogno, che mi ero praticamente vietata di fare, tanto lo trovavo fragile, si era infine realizzato. Avrei avuto un bambino dall'uomo che amavo."Se tutto va bene", ha aggiunto il dottor Ackerman, molto commosso anche lui. Ero tra le braccia di René, che rideva tra le lacrime. Siamo rimasti un lungo istante abbraccciati, nel bel mezzo della cucina.Sapevamo tutti e due che non avremmo potuto nascondere a lungo una così grande gioia. Non avremmo potuto tenere solo per noi un così troppo grande e troppo bel segreto. Abbiamo trascorso il resto della giornata al telefono. Abbiamo chiamato i miei genitori, tutti i miei fratelli e sorelle, poi i figli di René e i nostri amici, a Montréal, a New York, a Los Angeles, per annunciar loro la bella notizia. Ma nemmeno loro hanno saputo tenere il segreto. In serata, gli uffici dei nostri diffusori stampa a Montréal e a Los Angeles, erano assaliti dai giornalisti, anche se avremmo dovuto diffondere il mattino successivo un comunicato che annunciava la mia gravidanza. Era in ogni modo necessario che la nostra gioia fosse conosciuta. Da vent' anni, vivevamo nell'intimità, se lo si può dire, del pubblico. Vovevo che condividesse la nostra gioia come aveva condiviso il nostro dolore. Credo che non si debba mai nascondere la propria gioia. Essa illumina e conforta il mondo. Tenerla per sé equivale a perderla. Mi sembrava che una grande forza e una grande pace ci avvolgessero. Che venivano da fuori, certo. Ma io sapevo che era stato René a chiamare su di noi questa forza e questa pace. Quando era stato colpito dalla malattia, avrebbe potuto non difendersi, abbassare le sue braccia e lasciar morire la nostra felicità. Lontano dal rinunciare, ha deciso di battersi con tutte le sue forze. Per amore della via. Per i suoi figli, per i suoi amici. Ed ecco che quella vita che aveva saputo difendere e preservare, si stava battendo e crescendo in me. Sarebbe stata la prova che bisogna credere nella felicità, la prova anche che l'amore esisterà fin tanto che ci si crederà. Due settimane dopo, abbiamo visto battere il cuore del nostro bambino. "Centoquarantadue battiti al minuto, va molto bene!" ha detto il dottore. Poi ha fatto un veloce calcolo e ci ha detto che avrei dovuto partorire il 14 febbraio. Più tardi, in agosto, dopo tre mesi di gravidanza, abbiamo finalmente sentito battere quel piccolo cuore. A centosessantadue pulsazioni, questa volta, molto forte. Ne abbiamo fatto una registrazione che ascoltavamo tutte le sere prima di andare a dormire. Sapevamo che tutto era ancora fragile. E che ci sarebbe servita pazienza, grinta, gioia, forza e molta fortuna. Ma sapevamo soprattutto che, qualunque cosa sarebbe successa, la vita aveva già vinto. Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
Celine_mon amour Posted May 21, 2009 at 04:40 PM Posted May 21, 2009 at 04:40 PM Madò :cry: Grazie Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
Mozzy88 Posted May 21, 2009 at 06:56 PM Posted May 21, 2009 at 06:56 PM Grazie mille... Quote Visita CelineDionItalia.com http://www.celinedionitalia.com/banner.pnghttp://i18.photobucket.com/albums/b130/susannacastiello/firmaforum.jpgMy Facebook page ----- My Flickr page
Shirin Posted May 21, 2009 at 09:32 PM Posted May 21, 2009 at 09:32 PM Grazie mille Francy! Quote http://i47.tinypic.com/2gxme5s.jpg http://www.celinedionitalia.com/banner.pngTCH World Tour, Milan 03.07.08 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 15.03.11 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 19.03.11 I WAS THERE!Thanks to all of you for the beatiful experience in Las Vegas. Céline forever in my heart
celine978 Posted May 22, 2009 at 04:40 AM Posted May 22, 2009 at 04:40 AM che dire..... grazie Francy!!!!! Quote http://img220.imageshack.us/img220/8303/2007montecarlocelinediohp2.gif THE DIVA'S ARRIVALMontecarlo, 4th november 2007
*Francy* Posted May 26, 2009 at 02:11 PM Posted May 26, 2009 at 02:11 PM Una piccola parte...il resto dovrebbe arrivare stasera, se riesco, o domani al massimo! CAPITOLO 1- Prima parte Non dimenticherò mai il giorno in cui ho cantato per la prima volta in pubblico. Era il matrimonio di mio fratello più grande Michel. Avevo cinque anni. Indossavo un vestito lungo, blu con dei piccoli fiori bianchi, dei guanti bianchi. Ed era estate, sicuramente, perché mio fratello si è sposato il giorno del suo compleanno, il 18 agosto. I miei fratelli e le mie sorelle avevano preparato un vero spettacolo per i nuovi sposi. Avevano montato un palco completo, delle luci, degli amplificatori. Avevano anche pensato ai testi delle canzoni. Si dovevano cantare prima di tutto canzoni tradizionali tutti insieme; ognuno avrebbe fatto poi il suo piccolo numero. Nel corso dei giorni precedenti, mia madre mi aveva fatto ripetere qualche piccola strofa, tra cui "Mamy blue", che adoravo e che dovevo cantare accompagnata da mio fratello Daniel al piano. Fino a quel momento avevo cantato solo a casa, in famiglia. Quasi tutte le sere, dopo cena, formavamo un coro e interpretavamo le canzoni di una volta in canone. Riprendavamo anche i grandi successi dell'epoca, soprattutto dei Creedence Clearwater Revival, che amavamo molto. Spesso mio padre tirava fuori la sua fisarmonica, mia madre il suo violino. Daniel e Ghislaine sapevano suonare ogni tipo di strumento. E, se non c'era una batteria in casa, battevamo sui tavoli, sui muri, sulle pentole, sul frigo... Mentre la famiglia lavava i piatti, qualcuno mi piazzava nel bel mezzo del tavolo della cucina- che è stato, di fatto, il mio primo palcoscenico, un palco centrale, come quelli che amo di più ancora oggi, con tutto il pubblico intorno. Cantavo con tutte le mie forze, con una forchetta, un coltello o uno strofinaccio a mo' di microfono. E li facevo ridere tutti. Non avevo paura di niente e di nessuno. Il problema è che non volevo più smettere di cantare; una volta lanciata, era impossibile farmi scendere dalla tavola! Una sera, per scherzo, o semplicemente perché si erano stufati, i membri della famiglia si sono messi d'accordo e quando ebbero finito di lavare i piatti, sgattaiolarono in salone dopo aver spento la luce della cucina. Sono rimasta sola sulla tavola con il mio asciugapiatti in mano. Non ho fatto una piega. Prima di tutto, sapevo che lo scopo dell'operazione non poteva avere niente di cattivo. Nessuno dei miei fratelli o sorelle ha pensato di farmi del male, ne ero sicura. Poi non ho mai, né allora né oggi, dubitato una frazione di secondo dell'amore della mia famiglia per me né di quello che i miei fratelli e sorelle avevano l'uno per l'altro e per i nostri genitori. Quando mi abbandonarono nel bel mezzo del mio "show della cucina", lo vidi come un gioco, uno scherzo che mi stavano giocando. Perché ridessimo insieme. Abbiamo sempre amato farci scherzi. E' un'eredità di mio padre, direi. Sono quindi tranquillamente scesa dalla tavola e sono andata a raggiungere il salone, dove mi hanno accolta a braccia aperte e tutti sorridenti. Quando venivano degli sconosciuti, degli amici dei miei fratelli, le loro fidanzate o le amiche del cuore delle mie sorelle, l'atmosfera era completamente diversa. Per me, ad ogni modo. Non se ne parlava proprio di salire sulla tavola e cantare tutta sola. Salvo che gli intrusi non fossero anche loro musicisti e cantanti, cosa che d'altronde erano nella gran parte dei casi. La nostra casa attirava tutti i giovani della regione che amavano fare musica. E avevamo regolarmente delle guest stars nella nostra orchestra. Allora mi tenevo tranquilla. Ascoltavo. Quando mi sentivo a mio agio, univo la mia voce a quella degli altri. Ma, per molto tempo, cantare è stata per me un'attività intima, puramente familiare.A cinque anni, non avevo quindi mai cantato davanti ad un pubblico così importante e così poco familiare come quello presente al matrimonio di Michel. Quando è toccato il mio turno di salire sulla scena sono rimasta paralizzata dalla paura. Tutti mi guardavano e aspettavano. Quelle persone mi intimidivano: cugini che non avevo praticamente mai visto, amici dei miei fratelli e delle mie sorelle che non conoscevano forse niente di musica o che non avevano assolutamente voglia di ascoltarmi. Daniel ha attaccato al piano i primi accordi di "Mamy Blue" . Ero giusto a fianco a lui, gli occhi rivolti al pavimento, con un ronzio alle orecchie veramente fastidioso. Daniel mi ha fatto un occhiolino e ha ripreso la sua introduzione. Ma io restavo immobile. Poi ho sentito sulla mia schiena la mano di mia madre che mi spingeva con dolcezza e fermezza. E la sua voce che mi diceva: "Vai, piccola mia, vai, tocca a te!" Allora sono avanzata e ho cantato. Poi non mi ricordo più molto bene. Ma a quanto sembra, non volevo più smettere e supplicavo Michel di lasciarmi fare un'altra canzone. Ero anche stata in tutti i coretti formati dai miei fratelli. Ho provato quel giorno un immenso piacere, quello di aver vinto la paura, il blocco. E ho conosciuto, senza dubbio per la prima volta nella mia vita, l' indimenticabile sensazione che prova una cantante quando si rende conto di aver conquistato un pubblico, che la ascoltano, che la applaudiscono. Ho saputo, quel giorno, che avrei cantato tutta la vita. E che ci avrei trovato la mia felicità. Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
Celine_mon amour Posted May 26, 2009 at 04:48 PM Posted May 26, 2009 at 04:48 PM Grazie mille Francy Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
Shirin Posted May 27, 2009 at 12:33 PM Posted May 27, 2009 at 12:33 PM Grazie Quote http://i47.tinypic.com/2gxme5s.jpg http://www.celinedionitalia.com/banner.pngTCH World Tour, Milan 03.07.08 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 15.03.11 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 19.03.11 I WAS THERE!Thanks to all of you for the beatiful experience in Las Vegas. Céline forever in my heart
Chiaara Posted May 27, 2009 at 01:12 PM Posted May 27, 2009 at 01:12 PM OMG Francy grazie milleeeeee!!! io il libro non ce l'ho purtroppo e quando ho visto che tu lo sai traducendo...sto quasi piangendo dalla felicità! grazie mille ancora, sei un angelo!!! Quote
*Francy* Posted May 27, 2009 at 09:44 PM Posted May 27, 2009 at 09:44 PM (edited) Ma dai, lo faccio volentieri! Se provi a dire a mia mamma che sono un angelo ti strozza mi sa! Da qui comunque sono fatti abbastanza noti... CAPITOLO 1-seconda parte Sono nata il 30 marzo 1968. Ero un errore, un incidente, e per mia madre un serio impiccio. Il giorno in cui ha saputo di essere incinta, ha dovuto celebrare il funerale dei progetti che accarezzava già da un bel po' di tempo. Io non comparivo da nessuna parte nei suoi piani. Ero una figlia non voluta, non attesa. Approdando in questo mondo, venivo a frantumare i suoi sogni. Se avessi potuto saperlo, io che le ho sempre voluto così tanto bene, credo che sarei stata incapace di nascere. Mia madre aveva già allevato tredici bambini. Per più di vent' anni, aveva retto la casa. Faceva il bucato, le pulizie, stirava, cucinava i pasti. E ricominciava, bello, cattivo tempo, trecentosessantacinque giorni l'anno. Credeva, a ragione, di aver svolto il suo compito. Credeva, finalmente, di poter passare ad altro. Gli ultimi due, i gemelli Paul e Pauline, sarebbero andati a scuola l' autunno seguente. E mia madre sarebbe stata libera di disporre del suo tempo. Avrebbe potuto uscire di casa e vedere il mondo. Voleva trovarsi un lavoro per poter guadagnare qualcosa. Forse avrebbe viaggiato con mio padre per rivedere il mare e la Gaspesia. Ci avevano passato entrambi la loro infanzia, e non erano praticamente mai tornati dal loro matrimonio. Mia madre era persino andata a trovare il curato della parrocchia, per chiedergli se potesse "impedire la famiglia", come si diceva all'epoca, cioè ricorrere alla contraccezione. I curati avevano allora in Québec un' autorità molto forte. Quello le ha fatto la predica. Le ha detto che non aveva il diritto di mettersi contro la natura. Mia madre era molto dispiaciuta. Lo sono stata anche io, quando mi ha raccontato questa storia. Ma, allo stesso tempo, devo ammettere che, in una certa maniera, devo la vita a quel curato. I gemelli festeggiavano il loro compleanno il giorno in cui mia madre ed io siamo rientrate dall'ospedale La Gardeur, dove ero nata quattro giorni prima. Mi ha lasciato tra le braccia dei miei fratelli e delle mie sorelle, e ha preparato un dolce di cioccolato per i gemelli. A casa nostra i bambini hanno sempre avuto il diritto, il giorno del loro compleanno, ad un grosso dolce al cioccolato o alla vaniglia con delle candeline, oltre ai regali che i miei genitori avevano preparato. Era dunque giorno di festa, ma mia madre era infelice. Con me sulla scena, che venivo a compromettere i suoi progetti, si trovava al punto di partenza, relegata di nuovo a quel piccolo universo che aveva tanto desiderato lasciare. La stavo costringendo a rimandare a più tardi quel sogno di vita nuova che aveva creduto essere sul punto di realizzarsi. Immagino che, pur senza volerlo, nel profondo del cuore, un po' si sia risentita con me. So anche però, che non è rimasta troppo a compiangersi per il suo destino. Non è veramente il tipo. Mia madre vuole sempre prendersi cura di tutti, ma non ha mai avuto molta simpatia per i piagnucolosi e i lamentosi...Non so come le cose siano proseguite, ma ho dovuto, sicuramente involontariamente, impormi. Ho dovuto riconciliarmi con quella madre che, in partenza, non mi aveva veramente desiderata. E bisognava, in qualche modo, sedurla. Ma non ne ho avuto grandi meriti. Mia madre è sempre andata pazza per i bambini piccoli: i suoi e quelli degli altri. E in più ero, sembra, un buon bebé. Non piangevo troppo e ho presto dormito la notte. Bisogna dire che avevo quindici persone costantemente al mio servizio. Ho passato i primi giorni, le prime settimane, per non dire i primi mesi della mia vita, tra le braccia di mia madre o di mio padre, o di uno o dell' altro dei miei fratelli e delle mie sorelle più grandi. Ero il centro di interesse di quindici persone, senza dubbio il pubblico più attento e indulgente che abbia mai avuto. Mi guardavano, mi coccolavano, mi vezzeggiavano. La sera litigavano per decidere chi avrebbe dormito con me. Mia sorella Ghislaine, che aveva dieci anni, ha fatto allora una scoperta stupefacente. Ogni volta che canticchiava il mio nome con una voce bassa e acuta, mi mettevo a piangere. Automaticamente. Ha creduto che il motivo fosse che non amavo il mio nome. Mia madre aveva scelto di chiamarmi così perché, durante la sua gravidanza, la canzone "Céline" di Hugues Aufray era stata un enorme successo in Québec e in Francia. "Céline" racconta la storia della sorella più grande in una famiglia numerosa, la cui madre era morta dando alla luce al più piccolo. Ha sacrificato la sua giovinezza ai suoi fratellli e alle sue sorelle. E gli anni sono passati senza che conoscesse l'amore...Ghislaine ha canticchiato degli altri nomi con lo stesso tono, per vedere. Piangevo altrettanto.Era dunque la nota che mi dava fastidio. I bambini si sono divertiti a farmi piangere fino a che mia madre non è intervenuta. Non se n'è più parlato di cantare su quella tonalità. Ma non si sono certo vietati di fare musica e cantare su tutti gli altri toni. Ho avuto questa fortuna straordinaria di nascere in una casa riempita di musica e di canzoni dalla mattina alla sera. A volte perfino dalla sera al mattino. La musica degli altri, di Janis Joplin e di Jimi Hendrix, di Félix Leclerc e di Jacques Brel, di Barbra Streisand e di Ginette Reno...in aggiunta alla nostra. Quella che facevano mia madre e mio padre, lui con la sua fisarmonica, lei con il suo violino: dei reels, dei giga, dei rigaudons. E quella dei miei fratelli e delle mie sorelle con le loro chitarre, i loro pianoforti, le loro batterie.. Non c'è da stupirsi che noi siamo tutti così profondamente legati alla nostra infanzia. Non eravamo ricchi certo. Ma ci amavamo. E avevamo la musica, che rappresenta, con la salute e l'amore, quello che c'è di migliore e più prezioso al mondo. Credo fermamente che, quando c'è la musica da qualche parte, la felicità non sia mai troppo lontana. La musica, diceva mio fratello Clément, serve a far "scendere" la felicità, ad attirarla, come i cacciatori attirano i loro caprioli o le alci con i loro richiami. Tutto questo spiega perché, per me, la famiglia sia rimasta così importante, così strettamente connessa alla mia felicità e al mio equilibrio, al mio quotidiano, alla mia carriera... P.S. L'ho riletto molto in fretta, quindi potrebbero esserci erroretti sparsi qua e là! Edited May 27, 2009 at 09:45 PM by *Francy* Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
Shirin Posted May 28, 2009 at 12:33 PM Posted May 28, 2009 at 12:33 PM E come sempre, GRAZIE MILLE Francy! Quote http://i47.tinypic.com/2gxme5s.jpg http://www.celinedionitalia.com/banner.pngTCH World Tour, Milan 03.07.08 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 15.03.11 I WAS THERE!Céline, Las Vegas 19.03.11 I WAS THERE!Thanks to all of you for the beatiful experience in Las Vegas. Céline forever in my heart
Chiaara Posted May 28, 2009 at 12:54 PM Posted May 28, 2009 at 12:54 PM un giorno o l'altro ti farò erigere un monumento Francy... Quote
Celine_mon amour Posted May 28, 2009 at 05:20 PM Posted May 28, 2009 at 05:20 PM L'errore più bello Céline Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
*Francy* Posted June 1, 2009 at 01:25 PM Posted June 1, 2009 at 01:25 PM Ma prego ragazzi! Ho una buona notizia per voi: con oggi dovrei aver finito le interrogazioni e da adesso i capitoli saranno sicuramente più frequenti! Quello di oggi non sapevo bene dove interromperlo, perché è molto compatto, ogni argomento ne chiama un altro! Ho fatto il possibile... CAPITOLO 1- terza parte Sono sempre stata molto vicina ai miei genitori, ai miei fratelli e alle mie sorelle, ma soprattutto a mia madre. Anche quando sono giunta all'età in cui quasi tutte le figlie rompono il legame che hanno con la loro, se ne allontanano, cercano di estraniarsi, vogliono rivoltarsi contro di lei, vedevo ancora la mia come un modello, come un porto sicuro. Era mia amica, mia confidente e mia complice, e, allo stesso tempo, inevitabilmente quell'essere insostituibile, e unico che rappresenta una mamma. Mia madre è la colonna portante della famiglia. Mi ha scritto lei le prime canzoni. E' stata il mio primo manager. Se ho incontrato l' uomo che oggi è artefice della mia felicità, è grazie a lei...e nonostante lei. Mio padre non ha proprio lo stesso carattere. E' molto più risevato e discreto di mia madre, anche meno autoritario, forse meno sicuro di sé davanti agli altri, più nascosto. L'autorità, la esercita sua moglie. E penso che gli faccia comodo. Lei decide, lui lascia correre. Lei risolve i problemi, lui detesta le complicazioni. Lei si occupa di tutto quello che concerne la famiglia, lui fugge dai litigi, i conflitti. Troppo, forse. Mio padre parla molto, ma nella maggioranza dei casi, per diversivo, per far ridere la gente, perché dimentichino quello che non va. Volge sempre tutto in scherzo con facilità. Non vuole vedere il dolore, l'infelicità, la tristezza, la pena, né la sua, né quella degli altri. Detesta andare negli ospedali, ad esempio. Anche quando mia madre e le mie sorelle partorivano, faceva uno sforzo enorme per risolversi a far loro visita. Ma credo che gli uomini in generale non amino troppo questo genere di cose...Mio padre non va verso gli altri con la stessa facilità di mia madre. Anche con i suoi figli, in ogni caso con me, non cerca veramente di creare grande intimità o di sapere cosa pensiamo o come ci sentiamo. Vuole semplicemente che tutti siano felici. Sceglie di vedere il lato buono delle cose e delle persone. Il lato brutto, lo ignora o se lo nasconde. Non mi ricordo, per esempio, di averlo sentito compiangersi per qualcosa o parlar male di qualcuno. Adora la pesca, anche quando il pesce non abbocca. Adora il golf, anche quando gioca ben al di sotto della sua media. Perché sono delle attività molto tranquille, che può praticare all'aria aperta. Mio padre è molto abile. Può costruire una casa intera, le fondamenta, struttura, posare le finistre, occuparsi dell' impianto elettrico, dell'isolamento, dei tubi, tutto. L'ha fatto. Penso che addirittura fosse contento quando qualcosa qualcosa era danneggiato o rotto a casa. Tirava fuori allora la sua scatola degli attrezzi e tutto si sistemava... Era l'idolo dei miei fratelli, che hanno imparato molto da lui. Quello che ama meno è il lavoro di rifinitura e perfezionamento, "imbellettatura", come dice. Papà è uno straordinario suonatore di fisarmonica. Quando ero piccola, faceva parte di un' orchestra che si esibiva durante feste e nozze, non solamente a Charlemagne, piccola città di periferia, ma un po' in tutta la regione, a Repentigny, nella Lanaudière, a est di Montréal. Quando provava, solo o con i suoi amici, il suono della sua fisarmonica mi rallegrava. Era morbido e dolce, molto dolce, come lui. Aveva, ha sempre,un tocco molto personale. In fondo, mio padre ci ha rivelato molte più cose su di lui con la sua musica che parlando con noi. Quando suona, non ha più lo stesso sguardo. E sorride tutto il tempo. Lo ascoltavo dunque, e anche gli altri. Suonava in piedi, con la schiena appoggiata al muro della cucina. Ed eravamo tutti stupiti, credo, di vedere quest' uomo, che di solito prendeva così poco posto, impossessarsi dello spazio con la sua fisarmonica. Faceva più che suonare. Metteva dell'anima nella musica. E questo, ciascuno di noi lo avvertiva. Questo ci "scagliava per terra", come si dice. A volte anche, si metteva ad improvvisare o mescolava i generi e tutte le sorti di musica, brani vecchi che ci aveva insegnato e dei pezzi rock che i miei fratelli ascoltavano all' epoca. Sentiva allora che ci aveva in pugno ed era felice...e anche noi. E ci mandava degli ammiccamenti. Mio padre è il campione mondiale di ammiccamenti. Del resto, è facendo musica che ha sedotto mia madre. Immagino abbastanza bene come possa essere successo! Quando mio padre suona la fisarmonica, può diventare un pericoloso seduttore. Ha questo talento, che non hanno tutti i musicisti, di entrare direttamente nel cuore delle persone, di toccarle nel profondo. Mia madre era stata, come lui, trapiantata dalla Gaspésie (mare, foresta, cielo), a La Turque, nell'angolo più remoto della Mauricie (fabbiriche, smog, inferno). E' lì che si sono incontrati. Lei aveva diciassette annni, lui quattro di più. Lui aveva la sua fisarmonica, lei il suo violino. Conoscevano entrambi lo stesso repertorio di reels. Hanno suonato insieme "Le reel du pendu". Lui le ha mostrato gli accordi de "L'oiseau moqueur". Un anno più tardi erano sposati. E i bambini sono arrivati, da Denise ai gemelli, tredici figli in sedici anni, una buona media. Poi io, l'inattesa, l'errore, molto dopo. Quando ho cominciato a raccontare della mia infanzia, mi sono chiesta se i ricordi che ne conservavo fossero realmente miei o se non li avessi ricreati nella mia testa a partire da ciò che mi avevano raccontato i più vecchi. Da noi, ciascuno si ricorda del giorno della mia nascita. Me ne hanno parlato tanto che posso dire che tempo faceva (era brutto, con molto vento). Tutti i miei fratelli e sorelle sono stati testimoni dei miei primi passi, hanno atteso e sentito le mie prime parole. Si ricordano anche delle prime canzoni che ho cantato con loro, e di quell' incidente d' auto che per pura fortuna non mi è costato la vita all' età di due anni... Mi ero ritrovata all' ospedale con una frattura del cranio e una commozione celebrale. Rivedo perfettamente la scena. Il sole splendeva. Era uno dei primi giorni di primavera. Si sentiva il profumo della terra e l'acqua della riviera vicina. I miei fratelli Michel, Jacques e Daniel facevano i lavori di primavera in cortile. Dovevano rastrellare il vecchio prato, pulire e raccogliere le foglie morte...Io giocavo nel mio quadrato di sabbia. Attraverso la magra siepe che contornava il giardino, ho scorto una donna che spingeva una carrrozzina blu. Ho creduto che fosse mia sorella Denise con suo figlio Christian. Pare che avessi fatto una vera fissazione per Denise e suo figlio. Sono dunque andata verso di loro. Ero in mezzo alla strada quando mi sono resa conto di essermi sbagliata. Non si trattava di mia sorella, ma di una vicina che portava a passeggio suo figlio. I miei fratelli, in cortile, hanno sentito lo stridio dei pneumatici e le urla della donna. Due secondi dopo erano davanti a casa. Hanno visto una lunga vettura nera ferma di traverso nel bel mezzo di rue Notre-Dame, la portiera aperta, un uomo in piedi a fianco, immobile, ed io stesa sotto al paraurti. Michel si è precipitato per tirarmi fuori di lì. Daniel e Jacques hanno tentato di trattenere mia madre, uscita correndo da casa, perché credevano che fossi gravemente ferita, morta, forse, e non volevano che lo vedesse. Da questo punto in poi, le versioni differiscono un po', come sempre, in questo genere di storie. "Piangevi da spezzare il cuore" dicono i miei fratelli"Non emettevi un suono" afferma mia madre. "Ed era questo quello che mi preoccupava di più. Non piangevi, ma avevi gli occhi rovesciati."Non sanguinavo nemmeno, ma avevo dei lividi e delle ecchimosi sulle braccia, sulla fronte. "Papà era lì" sostengono Daniel e Jacques"Impossibile," giurano la mamma e Michel "a quell'ora, si trovava al lavoro (era allora controllore di carni alla Cooperativa federata del Québec). L'ambulanza aveva già lasciato il posto quando è arrivato. C'erano solo i poliziotti che stendevano il loro rapporto."Qualche anno fa, quando ho cominciato a mettere insieme i ricordi di famiglia col fine di fare un album per i miei genitori (non l'ho ancora terminato), mio padre ha tirato fuori dal suo portafoglio quel rapporto di polizia, un vecchio foglio rosa che aveva tenuto con sé per più di venticinque anni. Grazie a quel documento e alle testimonianze dei miei fratelli, conosco la marca e il colore della vettura che mi ha investita, così come il nome dell'uomo che la conduceva, un certo Jacques Picard.Aveva offerto venti dollari ai miei fratelli perché non chiamassero la polizia. Mio padre ha capito il perché qualche settimana più tardi, quando ha visto la testa del buonuomo a pagina 3 del Journal de Montréal . Apparteneva alla malavita dell' Est ed era stato fatto fuori da altri banditi per un crimine che avrebbe commesso, o non commesso, la storia non lo dice. Che Dio l' abbia in gloria! Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
Celine_mon amour Posted June 1, 2009 at 02:17 PM Posted June 1, 2009 at 02:17 PM Che Dio l'abbia in gloria Céline? Ma menomale che è morto,ci stava levando un patrimonio mondiale.. Grazie Francy Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
*Francy* Posted June 1, 2009 at 05:05 PM Posted June 1, 2009 at 05:05 PM Beh, alla lettera sarebbe "Che Dio abbia la sua anima!" comunque conosciamo tutti la magnanimità della nostra Céline... Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
neocshs Posted June 1, 2009 at 09:29 PM Posted June 1, 2009 at 09:29 PM sicuramente celine è sopravvissuta all'incidente per un motivo (si può dire infatti che sia stato un miracolo a salvarla)........però ragazzi che infanzia ricca di aneddoti Quote http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs638.snc4/59806_1286422260657_1833187247_552295_3401062_n.jpg http://www.celinedionitalia.com/banner.png VISITATECI Facebook - Claudio Liggi Youtube - neocshsYoutube - CelineDionItalia93CelineChannelForum - My works about célineCelineChannelForum - neocshs's covers CelineDionMultimedia - my blog
Chiaara Posted June 2, 2009 at 09:07 AM Posted June 2, 2009 at 09:07 AM Che Dio l'abbia in gloria Céline? Ma menomale che è morto,ci stava levando un patrimonio mondiale.. Grazie Francy straquoto!!! e merci ancora Francy Quote
°miracle° Posted June 2, 2009 at 09:57 AM Posted June 2, 2009 at 09:57 AM mamma mia Francy, che lavoro che stai facendo!!!grazie mille! Quote http://www.fileden.com/files/2007/10/23/1534265/cherche_encore.jpg miracle's blog, about HER I bleed but I'm choosing you again.
*Francy* Posted June 2, 2009 at 12:56 PM Posted June 2, 2009 at 12:56 PM E' un lavoro piacevolissimo... CAPITOLO 1- quarta parte Per la prima volta nella mia vita, quella sera là, ho dormito tutta sola, lontana da mia madre, all' ospedale pediatrico. Non ho nessun reale ricordo, logicamente, di ciò che è successo dopo l'incidente. Ma sono serviti diversi anni prima di rivivere l'esperienza della solitudine. Quando ero piccola, non sopportavo di andare a dormire in un posto che non fosse casa. Facevo un dramma ogni volta che dovevo dormire da una delle mie sorelle sposate da cui mia madre mi lasciava a volte per due o tre giorni. Volevo restare vicino a lei, sempre, ovunque fosse e qualsiasi cosa facesse. Penso che in fondo le facesse comodo... Fino a quando ho avuto diciotto, diciannove anni, siamo state praticamente inseparabili...Ovunque sono oggi, resto estremamente legata alla mia famiglia. Due della mie sorelle, Manon e Linda, vivono permanentemente vicino a me. I miei fratelli Jacques e Clément non si tengono mai troppo lontani. Gli altri, li vedo regolarmente, quando sono a Montréal o a Las Vegas...e non passa un giorno senza che parli a mia madre. D'altronde, mi rende spesso visita con mio padre e mia zia Jeanne, sua sorella più vecchia, a Jupiter, in Florida, dove io e René abbiamo la nostra casa. I miei mi hanno seguita in tournée per degli anni: mia madre, soprattutto, infaticabile e attratta dalle grandi città: New York, Londra, Parigi. Grazie a lei, sono sempre al corrente delle novità sulla mia famiglia (fratelli, sorelle, cognate, cognati, nipoti): chi ha fatto cosa, dove, quando, come, chi ha avuto l'influnza, chi ha ottenuto una promozione, chi ha comprato una nuova automobile, chi crede di essere incinta, chi ha litigato con chi e perché... Ci si vede spesso e si parla parecchio. di quello che ci succede, certo, di quello che accade intorno a noi, ma soprattutto del tempo in cui eravamo tutti insieme nella casetta a Charlemagne, al punto di credere che fosse il nostro paradiso perduto e che sognamo tutti di tornarci. Come se volessimo di nuovo essere schiacciati in sedici in una casa minuscola, con un solo bagno, quattro camere piccolissime, chiaramente senza lavastoviglie, una stufa ad olio e neanche la metà dei comforts moderni che già conosceva la maggior parte dei nostri vicini!Come spiegare che la felicità aveva amato vivere là dentro? Credo che ci sia qualcosa di magico nelle famiglie numerose , un grandisimo calore umano. Ma mi dico a volte che abbiamo forse dimenticato ciò che è stato difficile e doloroso, e che abbiamo tenuto a mente solo i bei momenti trascorsi insieme e che li abbelliamo ogni volta che ne parliamo. Le famiglie numerose hanno molte leggende. E molti narratori, per forza. Ognuno dei più vecchi ha la sua versione dei fatti, i suoi ricordi, il suo punto di vista, la sua interpretazione. Sono molto interessata ad ascoltare, soprattutto quando si parla dell'inizio degli anni 60, o addirittura alla metà degli anni 50, molto prima che arrrivassi a sconvolgere la vita di mia madre. Ho finito per conoscere certe vecchie storie praticamente altrettanto bene che se le avessi vissute, da quanto ne ho sentito parlare. Ho a volte l'impressione, ad esempio, di avere realmente conosciuto mio nonno Dion, che "prese un colpo un po' forte". E' morto investito da un treno a due passi dalla casa dove abitavamo all'epoca. Dico "abitavamo" parlando della mia famiglia, ma, di fatto, io non avevo mai abitato quella casa che mio padre aveva costruito da cima a fondo. Non sopportava più quel luogo dove suo padre aveva conosciuto una morte così terribile. Ancora oggi soffre ad accennare a quell'avvenimento. "Tuo nonno era appena partito da casa nostra. Abbiamo sentito un colpo spaventoso. E ho visto dalla finestra della cucina la macchina di mio padre affiancata dalla locomotiva. Quando il treno si è fermato, non ne era rimasto che una lastra di metallo a brandelli. Mi sono avvicinato. Sono rimasto là, paralizzato."In seguito, mio padre non aveva più potuto vivere in quella casa e vedere passare ogni giorno il treno che aveva ucciso suo padre. Abbiamo dunque traslocato. E' stato molti anni prima della mia nascita, ma posso raccontarvi questo trasloco come se ci fossi stata. Si era messo a piovere, il camion non aveva il telone. Gli uomini hanno riportato dentro i mobili e i materassi tutti fradici. I bambini erano felici di trovarsi in una nuova casa, soprattutto a causa di un gran cortile che dava sulla riva dell' Assomption. C'erano dei grandi alberi ai quali i miei fratelli avevano sospeso dei pneumatici per fare delle altalene. Era una vecchia casa canadese, con la cucina attinente alla costruzione principale, come se ne vedevano spesso un tempo. Sulla parte anteriore, un porticato molto stretto correva lungo tutta la facciata, poi si scendeva direttamente sul marciapiede di rue Notre-Dame, molto frequentata e rumorosa. Al piano terra, accanto alla camera dei miei genitori, c'era un grande salone, che, di fatto, somigliava più ad una sala di musica. Si vedeva spesso una batteria in mezzo alla stanza, delle chitarre, dei microfoni, degli amplificatori, dei registratori a nastro, dei fili in ogni direzione, dei dischi. C'era anche, dal lato della strada, un salone per la domenica, in cui non mettevamo praticamente mai i piedi, salvo quando ricevevamo una visita importante. Era un luogo freddo e spoglio, dove non amavo andare. Ancora oggi preferisco le cucine ai saloni. Per parlare, per giocare a carte. Le camere dei ragazzi erano al primo piano, due per le ragazze e due per i ragazzi. Nella più grande, che dividevo con Pauline e Manon, i muri erano coperti di poster di attori e cantanti. I letti occupavano praticamente tutto lo spazio. C'era solo un passaggio molto stretto per scivolare tra loro e la cassiera, e un piccolo spazio per cambiarsi davanti al lucernario e al grande specchio che copriva la porta del guardaroba. Amavo guardare le mie sorelle quando si truccavano, si vestivano e si mettevano in posa davanti a quello specchio. Le trovavo belle. Ed avevo fretta di crescere per fare come loro. Spesso cantavano imitando Mireille Mathiau, Dalida, Ginette Reno, Barbra Streisand, Aretha Franklin. Non andavo ancora a scuola che già conoscevo tutte queste star della canzone. Mi ricordo in particolare di un giorno di pioggia...Ghislaine, che doveva avere una quindicina di anni, aveva installato il giradischi nella nostra camera e aveva ripreso una canzone in play-back alcune dozzine di volte. L'avevo ascoltata tutto il pomeriggio... Aveva un microfono tra le mani, senza fili né piedistallo, ma se ne serviva come se fosse su un palco davanti ad un pubblico che salutava e ringraziava. E credevo anche io di sentire gli applausi. Ho dimenticato il titolo della canzone, inglese, e il nome della cantante. Ma mi ricordo dell'impegno e della cocciutaggine di mia sorella che mi chiedeva di rimettere l'ago del giradischi all'inizio della canzone, mentre lei riprendeva fiato. Poi ricominciava. Ero seduta a terra al suo fianco. La guardavo cantare allo specchio. Ero anche io eccitata e felice quando riusciva a trovare le stesse intonazione della cantante. Quella sera,i miei fratelli (probabilmente Clément alla batteria, Jacques alla chitarra e Daniel alla tastiera) hanno trovato gli arrangiamenti della canzone, e Ghislaine ha cantato con loro. Tutti ascoltavano, anche mio padre e mia madre, anche la nonna Dion, venuta a vivere da noi dopo la scomparsa di mio nonno. Era già molto vecchia, e praticamente disabile. Non parlava molto. Aveva una fobia: le porte aperte. E ci diceva tutto il tempo di chiuderle per non far entrare le mosche, anche la porta della cantina, anche in pieno inverno, quando le mosche non ci sono da nessuna parte. Mia madre è stata ammirabile con lei. Le ha ceduto la sua stessa camera, al piano terra, e si è trasferita al primo piano con papà. L'ha curata, lavata, come un bambino. L'aiutava anche a vestirsi. Non so se avrei il coraggio e la forza di fare una cosa simile, ma ammiro in massimo grado quelli e quelle che lo fanno, per ogni motivo, che sia per i loro parenti o perché è il loro mestiere. Sono sicura che ci trovano della gioia, da qualche parte. Essere buoni fa bene, aiuta una persona a crescere. Vedo ancora mia nonna, afflosciata sulla sedia a dondolo, persa, veramente persa, nei suoi pensieri. Sorrideva sempre. Anche quando nessuno era in grado di sentire i propri pensieri in casa, perché più musiche suonavano contemporaneamente. Ghislaine e Claudette, mia sorella più vecchia, cantavano di sopra, nella camera grande, Jacques suonava la chitarra, Clément la batteria, Daniel il piano. Michel ascoltava i suoi dischi jazz. Un'altra delle mie sorelle palava al telefono. E, a volte, c'era la tv sopra a tutto questo. Ma più spesso, qualcuno, mia madre o mio padre, metteva ordine là dentro, e si finiva per suonare insieme. Tutto questo poteva durare delle ore, tutta la sera, ammesso che non fosse addirittura per una buona parte della notte. La nonna restava seduta sulla sua sedia a dondolo e guardava la famiglia di suo figlio fare musica, suonare dei reels vecchi come il mondo o riprendere i grandi successi dei Doors, di Hendrix o di Joplin. Sembrava felice...magari anche un po' sorda. In ogni caso, io ero felice. Mi sentivo bene. Senza dubbio speravo che quella vita durasse per sempre. Era dolce, era bello. Devo dire che sono stata una bambina molto libera. Mi stupisco oggi di non essere diventata una donna pigra e viziata Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
°miracle° Posted June 2, 2009 at 01:01 PM Posted June 2, 2009 at 01:01 PM (edited) quanti capitoli ha il libro?? Edited June 2, 2009 at 01:02 PM by °miracle° Quote http://www.fileden.com/files/2007/10/23/1534265/cherche_encore.jpg miracle's blog, about HER I bleed but I'm choosing you again.
Celine_mon amour Posted June 2, 2009 at 01:10 PM Posted June 2, 2009 at 01:10 PM Grazie mille Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
*Francy* Posted June 4, 2009 at 09:34 PM Posted June 4, 2009 at 09:34 PM quanti capitoli ha il libro?? Sette. Sono circa 330 pagine, con la parte già tradotta siamo arrivati alla 41... Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
*Francy* Posted June 5, 2009 at 03:01 PM Posted June 5, 2009 at 03:01 PM Non è molto, ma domani metto il resto! Non ho mai ricevuto una sberla in tutta la mia vita, né dai miei genitori né da nessun altro dei miei fratelli e sorelle, niente di fisico. A casa nostra non si usava così. Né per me, né per gli altri. Mia madre aveva, comunque, un modo di punirmi altrettanto efficace di uno schiaffo sulla guancia. Un giorno, dovevo avere quattro o cinque anni, non andavo ancora a scuola, ero con i miei genitori al centro commerciale Repentigny, vicino a casa nostra. Ho voluto entrare nel negozio di giocattoli. Ci ero andata qualche volta con mia madre o con qualcuna delle mie sorelle. La maggior parte delle Barbie che possedevo provenivano da quel negozio. Ma, quel giorno, i miei erano di fretta, soprattutto mio padre. Non se ne parlava neppure di entrare nella grotta dei tesori. Quando ho visto che non c'era nessuna speranza con mio padre, ho cominciato a supplicare mia madre. Ma, anche lei, mi ha detto di no. "Ascolta, Céline, il denaro non cade dagli alberi. E hai già abbastanza giocattoli a casa." Allora ho fatto una vera scenata, piangevo da spezzare il cuore, pestavo i piedi, urlavo. Penso che mi si sentisse dall'altra parte della galleria. Ero così arrabbiata che non vedevo più niente intorno a me. Improvvisamente mi sono resa conto di essere sola. Mi sono voltata e ho visto i miei genitori che si dirigevano verso l'uscita. Mi avevano semplicemente piantata là. Ho preso il più grande spavento della mia vita! In trenta secondi, li avevo raggiunti. E mi sono avvicinata a mia madre. Ecco il genere di lezione che mi dava quando mi comportavo da bambina viziata. Era con la freddezza o l'indifferenza che mi puniva. Mai con dei colpi, né parlando forte o urlandomi dietro. La sua autorità bastava a rimettere le cose a posto. Ho pianto ancora da spezzare il cuore quando sono andata alla materna. Amo che mia madre mi racconti questa scena d' orrore. Dovevo lasciare il nido dolce e confortevole che era la mia famiglia per vivere ogni giorno, per delle ore, lontano da mia madre.Stessa scena, ma forse più drammatica, l'anno seguente, quando sono entrata alle elementari. Questa volta, però, ho conservato un ricordo più preciso. Mi ricordo che mia madre mi aveva accompagnata a piedi e che le stringevo forte la mano. Una volta arrivate nel cortile della scuola ho dovuto piegare le dita e separarmi da lei.... Ha fatto qualche passo dietro di me e poi mi ha lasciata sola. E' andata a posizionarsi dietro allo steccato, e mi guardava. Mai, credo, ho avuto il cuore così pieno di dispiacere. Perchè sapevo che non sarei più potuta tornare indietro, restare bambina. Mia madre mi aveva avvertita. E ero, ne sono certa, una bambina molto obbediente. Facevo quello che si doveva fare. Faccio, ho sempre fatto e farò sempre quello che mi viene richiesto. A condizione che quelle che me lo chiedono siano persone che amo e in cui ho fiducia...Un primo giorno di scuola, tutti i bambini l'hanno vissuto, lo so. Siamo tutti stati strappati a cinque o sei anni da un luogo familiare e ci siamo ritrovati in un cortile asfaltato popolato di sconosciuti, soli. Io non provavo paura davanti ad un mondo straniero e ostile, ma noia. Una noia profonda, un'immensa tristezza. Ero sempre vissuta circondata da adulti o da bambini molto più grandi di me. Imparavo da loro tutto ciò che avevo bisogno di sapere. Secondo me, la vita vera si trovava presso di loro. Non in mezzo ad un cortile per la ricreazione riempito di bambini terrorizzati che non conoscevo per niente. Da quel giorno, ho detestato la scuola.Non mi propongo come esempio, penso semplicemente di non essere stata fatta per questo. La mia vita era sconvolta. La mamma si era trovata un impiego in un centro commerciale di Montréal-est, l'American Savage, dove vendeva scatole, cere, mantelle per la pioggia ecc. Io andavo a cena da mia sorella Louise, che abitava vicino a scuola, e dalla quale restavo anche a dormire i giovedì e i venerdì, quando mamma lavorava. Da Louise tutto era moderno, ben ordinato, lucido, confortevole. In più, Louise è la dolcezza in persona. Ma la sera, sola nel mio letto, pensavo a casa. Avrei voluto restare sveglia in cucina con Manon e Pauline. Una volta rientrata mamma, ci saremmo fatte dei toast e delle cioccolate calde. E anche se fossi stata spedita a letto, ci sarebbero stati dei sussurri familiari, quelle voci, quei profumi, tutto l'universo che amavo tanto. Da Louise, come a scuola, mi sentivo in esilio. Non nascondevo il mio dolore a mia madre che (l'avevo forse voluto?) fu ben presto presa dai sensi di colpa. Perché potessi viaggiare da scuola a casa mi ha comprato una bici verde. Ormai, andavo a mangiare e a dormire da noi. Una notte, ho fatto un sogno. Tornavo a casa, dopo la scuola. Non avevo la mia bicicletta. Correvo, molto velocemente. Di colpo mi sono sentita infinitamente leggera. E tutto è successo al rallenty, le mie gambe si sono fatte sempre più lunghe, come se corressi su una superficie di gomma. Ed ero straordinariamente felice. Non ho mai dimenticato questo sogno. Ancora oggi, quando ci ripenso, trovo un po' della straordinaria sensazione che mi aveva causato. Quando penso a quei tempi, vedo bene che ho sempre avuto una certa difficoltà a legarmi ai ragazzi della mia età. Credo che il loro mondo non mi interessasse. Oggi mi affascina. Ma, all'epoca, allora che ero io stessa una bambina, non ci capivo niente. Mi sentivo incapace (oppure trovavo inutile) legarmi in qualche maniera ai bambini e partecipare ai loro giochi. Preferivo stare da sola. Anche per giocare.I miei fratelli avevano montato, vicino al capannone, a fianco alla casa, un punching-ball come ne hanno i giocatori di box per allenarsi. Ho passato delle ore a colpirlo, qualche volta con le mie sorelle o con la mia nipotina Cathy, figlia di mia sorella Claudette, come sparring-partner. Ma, più spesso, ero da sola. Mi capitava di colpire quel sacco fino ad avere i pugni e le nocche feriti. Continuavo a colpire, senza potermi fermare. Quando rientravo per la cena, avevo le mani piene di sangue. Mia mamma mi arrotolava una garza attorno ai pugni, come si fa per i giocatori di boxe. E tornavo al mio sacco, ritrovavo il mio ritmo, la mia cadenza, dimenticavo tutto. Giocavo anche con le bambole. L'estate soprattutto, generalmente fuori. Mi mettevo ai piedi della scala che dava sul cortile posteriore. Lavavo le mie Barbie, le cambiavo l'una dopo l'altra, le mettevo in posa, ci parlavo, le sgridavo. Poi le mettevo a letto, con la cura che serve, in una vecchia scatola di legno che mi aveva fatto mio zio Valmont, fratello di mia madre. E io ero il pupazzo di mia madre, delle mie sorelle. Mi facevano degli chignons, delle trecce, mi mettevano lo smalto alle unghie, mi truccavano, anche quando avevo sette o otto anni. Spesso Claudette, Liette e Linda mi accompagnavano con loro nei negozi e, per gioco, mi facevano provare dei vestiti, dei cappotti, delle scarpe e dei cappelli. Presto sono diventata loro complice. Mi hanno reso partecipe dei loro giochi, delle loro conversazioni, soprattutto della loro musica e delle loro canzoni. E' il gioco che ho praticato con più piacere. Quello al quale gioco ancora oggi: cantare, mettermi in costume, truccarmi, travestirmi, giocare alla commedia, fare dello show-buisiness, come i miei parenti, i miei fratelli e le mie sorelle. Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
°miracle° Posted June 5, 2009 at 07:20 PM Posted June 5, 2009 at 07:20 PM grazie milleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Quote http://www.fileden.com/files/2007/10/23/1534265/cherche_encore.jpg miracle's blog, about HER I bleed but I'm choosing you again.
Celine_mon amour Posted June 6, 2009 at 08:55 AM Posted June 6, 2009 at 08:55 AM Grazie mille Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
celine978 Posted June 6, 2009 at 11:48 AM Posted June 6, 2009 at 11:48 AM grazie grazie grazie-.....che bello!!!!!! Quote http://img220.imageshack.us/img220/8303/2007montecarlocelinediohp2.gif THE DIVA'S ARRIVALMontecarlo, 4th november 2007
*Francy* Posted June 6, 2009 at 09:54 PM Posted June 6, 2009 at 09:54 PM Scusate, ma oggi ho spostato il pc in taverna (fa più fresco! ) e la connessione non prendeva più! L'anno scorso funzionava e quest'anno con l'adsl più potente niente...adesso sto sfruttando il pc di mio fratello e il file ce l'ho giù! Cerco di risolvere il problema domani, promesso! Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
Celine_mon amour Posted June 7, 2009 at 11:12 AM Posted June 7, 2009 at 11:12 AM Scusate, ma oggi ho spostato il pc in taverna (fa più fresco! ) e la connessione non prendeva più! L'anno scorso funzionava e quest'anno con l'adsl più potente niente...adesso sto sfruttando il pc di mio fratello e il file ce l'ho giù! Cerco di risolvere il problema domani, promesso! Non ti devi preoccupare Francy Quote [size=3][font="Times New Roman"]"A vingt ans elle était la première chanteuse du Québec, à vingt-cinq ans la plus grande star en France, à trente ans la plus grande star americaine, aujourd'hui à quarante ans, et ce n'est pas tous les jours qu'on peut le dire[size=4][/font],[font="Comic Sans MS"][b]elle est la plus grande chanteuse au monde![/b][/font]"[/size][/size] [i][b]15th-16th-19th March 2011! I Was There in Vegas! By your side![/b][/i] [img]http://i56.tinypic.com/dlosxx.jpg[/img] [url="http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg"]http://i49.tinypic.com/9th8g9.jpg[/url]
*Francy* Posted June 7, 2009 at 05:08 PM Posted June 7, 2009 at 05:08 PM Geazie!Il pezzo della prossima volta sarà un po' impegnativo, quindi ho preferito lasciarlo da solo e non legarlo a questo! CAPITOLO 1-sesta parte Mio padre e mia madre avevano creato una formazione musicale, A. Dion e il suo gruppo che dava spettacolo nelle sale di Lanaudière e nella parte est di Montréal. Mamma si era comprata un violino nuovo. Jacques teneva la chitarra, Clément la batteria e Daniel la fisarmonica-piano; Denise cantava dei pezzi del folklore e dei successi dell'epoca. Sono stati persino invitati a qualche programma televisivo. Ero praticamente sempre con loro, negli studi, nei cabarets e nei bar, anche se avevo solo sette o otto anni. Più tardi, con Michel Desjardins, un amico di famiglia, Ghislaine Jacques, Michel e Daniel hanno formato una vera banda rock, di rithm e blues... La sera dei finesettimana, suonavano in un cabaret di Charlemagne, il Bord-de-l'Eau. Si chiamavano i D si D e si erano fatti fare delle T-shirts con stampate due D separate da una nota si. Ero la loro fan numero uno. Quando partivano in tournée (Trois-Rivières, Berthier, Joliette...) ero in lutto. Quando erano vicino a noi, non mancavo mai uno spettacolo. Ho sempre nella memoria delle immagini molto precise di quelle serate, il suono dell'organo Hammond, della chitarra Gibson Les paul di cui erano così fieri. L'odore perfino di Bord-de-l'Eau, credo che lo riconoscerei tra mille, con gli occhi chiusi, ancora oggi. Era un misto di fumo di sigarette e di buon odore fruttato, zuccherato. Era mite e caldo. Ghislaine, che all'epoca si faceva chiamare Pénélope, aveva ripreso la batteria di Clément. Cantava così bene, con tanto sentimento, che tutti si tacevano nel cabaret quando intonava "Me and Bobby McGee" della Joplin o "The way we were" della Streisand. Andavo a letto spesso molto tardi. Mangiavo quando avevo fame, dormivo quando più nessuno faceva musica. Mancavo regolarmente a scuola e, quando c'ero, ero così stanca che mi addormentavo durante la lezione. Facevo alla meno peggio i miei compiti, studiavo alla buona quello che c'era da studiare.Non sono mai stata una buona allieva. A scuola non cercavo veramente di farmi degli amici, di farmi avanti , di conquistare, né di far sapere agli altri che a volte cantavo accompagnata da un'intera orchestra. Nel cuore della ricreazione parlavo molto poco, non mi legavo molto. Immagino di essere passata per alcune ragazze della mia classe come una molto lunatica, una specie di solitaria emarginata per la timidezza o per una snob fatta e finita. Ma i miei centri d'interesse erano altrove, a casa, o a Bord-de-l'Eau, e, più tardi, nella birreria che mio padre e Ghislaine avevano comprato, le Vieux Baril, e dove tutta la mia famiglia faceva musica e cantava...Le sere in cui non li accompagnavo, li sentivo rientrare: passavano per la cucina, si preparavano dei toasts e del caffé. Io ero nel mio letto là in alto. E li ascoltavo raccontare la loro serata a mamma. E scoppiavano in risate folli, erano felici, conducevano la vita più eccitante che si possa immaginare. Avevo fretta di crescere per andare con loro. Al Vieux Baril ho visto per la prima volta dei veri spettacoli. Sempre lì, ho ricevuto i miei primi bagni di folla e conosciuto i miei primi successi al di fuori dell'ambito familiare. Dopo gli applausi venivo ritrovata addormentata sul bancone alle quattro di mattina. La mamma mi aveva avvertita: "Puoi stare sveglia quanto ti pare, se ti alzi alla mattina per andare a scuola". Allora, il mattino, poiché la promessa era stata fatta e non potevo immaginare neanche per un secondo di non poter più passare le mie serate al Vieux Baril, mi alzavo nonostante la fatica e andavo a dormire a scuola.Mi dovevo sforzare tantissimo per riuscire ad aprire gli occhi e seguire, allora sognavo. Del mio avvenire, di cui non dubitavo un solo istante. Come mio fratello Michel, le mie sorelle Claudette e Ghislaine, un giorno sarei stata su un grande palco, mi si sarebbero aperte le porte degli studi di registrazione, avrei cantato davanti alle telecamere...sarei diventata una star della canzone.I D si D si erano sciolti, Michel aveva fondato degli altri gruppi. L'Eclipse, che non è durato a lungo, poi lo Show, che conobbe un ampio successo nelle discoteche notturne. In seguito ha registrato due quarantacinque giri, e una delle sue canzoni se è piazzata bene nella hit parade. Una sera d'autunno i nostri genitori ci hanno accompagnati, me e i gemelli, a uno spettacolo del gruppo. Lo Show si preparava ad una grande tournée in Québec. C'era la moda delle redingote e dei vestiti lunghi incrociati e ricchi di cinture. La mamma ne aveva confezionato uno per Michel, bianco, con i rovesci e le basche in satin. Ero in adorazione davani a mio fratello, il solista del gruppo, quello che parlava in mezzo al palco illuminato dal raggio di luce. Michel ha una voce forte e solida, e si muove bene. Sono voluta restare fino all'ultima rappresentazione. Finché c'è stato movimento, qualcosa da vedere e da sentire, mi sono rifiutata da rientrare. Conoscevo a memoria un numero incredibile di canzoni. Al Vieux Baril, i clienti mi chiedevano di interpretare per loro questo o quel pezzo, e mi davano la mancia. I miei genitori scoprirono, stupefatti, che non avevo più paura degli sconosciuti, che affrontavo il pubblico senza problemi. Mi sono abituata alla folla, agli applausi, alle risate e ai complimenti. Non potevo più farne a meno. A scuola restavo una straniera, un'esiliata. Da quando cominciavano le lezioni, se non cadevo in un dormiveglia, partivo per la luna e mi facevo dei film nella mia testa. Lo sfondo era spesso lo stesso: la sala del Vieux Baril. La trama era semplice: cantavo con una grossa rock band diretta da Daniel o Michel. E le persone ai tavoli tacevano e mi ascoltavano. Come facevano per i miei idoli, Ghislaine e Michel...A volte, addirittura, partivo come missionaria in Africa, nel fitto della giungla. Salvavo i bambini dalla malattia, dalla fame, dalla paura. Ero infaticabile. Organizzavo sempre tutto. O ancora ero un'atleta, come Nadia Comanenci, diventata il mio idolo assoluto, il più bello che abbia mai avuto, durante i Giochi olimpici di Montréal del 1976. Avevo otto anni. Avevo appeso le sue foto sui muri di camera mia. Amavo il suo sguardo così intenso e la sua aria seria. Trovavo che non ci fosse niente di più bello sulla terra. E, soprattutto, ammiravo il rigore e la precisione, la dedizione con cui compieva tutti i movimenti. Per me lei rappresentava (e rappresenta ancor oggi) la perfezione. E' stata del resto la prima ginnasta olimpica a ricevere il massimo voto. Quella volontà di arrivare in cima attraverso l'allenamento e la disciplina, mi si addiceva totalmente. Mi sapevo capace di realizzare quello che amavo fare.Nadia Comanenci è stata per me un modello e una fonte d'ispirazione. L'ho incontrata nel 1996, ai Giochi di Atlanta. Ero allora diventata una cantante celebre. Ma ero così commossa che tremavo e sono scoppiata a piangere, come quei fans che a volte si avvicinano a me e sono incapaci di parlarmi, tanto sono frastornati. Quote http://img25.imageshack.us/img25/9075/2zeghw19i.jpg
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